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Verbicaro nel Parco Nazionale del Pollino

 

Verbicaro è uno dei 56 paesi del Parco (comune parzialmente nel Parco con centro abitato interno al Parco); fresco e accogliente d'estate, quando accoglie sui suoi pianori e nei suoi boschi visitatori fuggiti per qualche ora dalle spiagge, merita una visita in ogni momento dell'anno: l'autunno, quando i boschi si tingono di rosso e d'oro, l'inverno che rende le vette remote e severe, la primavera in cui l'acqua è la protagonista assoluta.

E' noto per la natura incontaminata che caratterizza i luoghi montani che dalla catena costiera, e quindi partendo da appena sopra l'abitato, attraverso Piano Novacco, partono sino ai picchi del Pollino: posti meravigliosi, raggiungibili solo a piedi, dai quali è possibile vedere contemporaneamente il mare Tirreno e il mare Ionio.

Per la posizione che occupa e per le tante vie di accesso che da qui si dipartono verso il cuore dell'area, Verbicaro può essere considerato la principale porta occidentale del Parco del Pollino.

 

montagna 
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Il Parco Nazionale del Pollino, 196 mila ettari di patrimonio naturale e culturale sottoposto "ad uno speciale regime di tutela e di gestione", è uno dei nuovi parchi istituito con D.P.R. 15.11.93 in attuazione della legge quadro n. 394/91 sulle aree protette; si estende per circa 200.000 ettari. Ne fanno parte 56 comuni, 32 dei quali appartenenti alla Regione Calabria e 24 alla Basilicata. E' l'area protetta più grande d'Italia.

Comprende oltre al Monte Pollino anche i Monti di Orsomarso in Calabria e il Monte Alpi in Basilicata. E' stato istituito nel 1988, mentre la perimetrazione provvisoria è del 1990, così come le misure di salvaguardia. Tra gli anni '93-'94 si insediano gli organismi amministrativi e tecnici: presidenza, consiglio di amministrazione e direzione; la sede dell'ente di gestione è ubicata in Rotonda (PZ).

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Costituisce quadri di vita unici nella loro bellezza e autenticità, nel valore della loro storia, delle loro memorie, delle loro tradizioni, della loro cultura autoctona. E' un componimento di beni, che si possono godere come servizi resi dalla natura conservata, tutelata e valorizzata; che si possono fruire con rispetto, educazione e sensibilità e con profonda conoscenza della loro qualità. A chi lo raggiunge con un viaggio a volte un po' faticoso, offre selvaggi paesaggi rocciosi, forre e canyon di straordinaria suggestione, ovattate faggete e pini loricati abbarbicati ai pendii più impervi, il volo elegante dell'aquila e le tracce del lupo.  

Il Parco Nazionale del Pollino nel 2015 è diventato patrimonio dell'UNESCO.

 

 

autunno

 

Il simbolo del Parco Nazionale del Pollino è un albero: un grande, secolare e contorto Pino loricato (Pinus leucodermis), pianta di straordinario interesse e fascino. Il suo nome scientifico, "Pinus leucodermis" significa letteralmente "pelle bianca" per il caratteristico colore bianco argenteo che assume il tronco degli alberi ormai morti. La corteccia degli alberi più vecchi che è spessa, scura e fessurata costituita da grandi placche grigio-cenere romboidali, quadrangolari o pentagonali ricorda la lorica, l'antica corazza a scaglie dei legionari romani; da questa è tratto il nome volgare della pianta "Pino loricato".   

 

Cio' che piu' colpisce in questo straordinario vegetale e' il tronco: tozzo, massiccio, contorto; mostra orgoglioso i segni delle continue furiose battaglie con i venti feroci delle cime, con le nevi e le folgori. Il portamento delle piante isolate è plasmato dalle intemperie, si presenta spesso "a bandiera" con la chioma tutta da un lato nella direzione prevalente del vento, col risultato che i pini sembrano emergere, forti e possenti, ma contorti e tormentati, dalle rupi impervie su cui sono abbarbicati.

Olio su tela - Graziella G.

 E' estremamente longevo: molti esemplari superano i 900 anni. Da secoli sostiene una lotta titanica contro il "Faggio", albero forte e invadente che lentamente ha spinto il pino sempre piu' in alto.  
  Gli alberi ormai privi di vita, senza corteccia, con tronchi chiari quasi bianchi non sono solo resti inanimati e suggestivi di alberi in qualche caso millenari, ma rimangono vere e proprie sculture, testimoni muti della storia naturale del Parco.   

 

 

Nel Parco Nazionale del Pollino si trova il pino più antico d'Europa; un Pino Loricato la cui età è stata stimata al radiocarbonio in 1230 anni da ricercatori dell'Università della Tuscia, che nonostante l'età, oggi ha ripreso a crescere. E' in una località a pochi metri dal confine con la Basilicata, su un pendio roccioso molto scosceso, al riparo da incendi e fulmini, a quasi 2000 metri di quota, posizione strategica che gli ha permesso di sopravvivere alla Natura e alla mano dell'uomo per oltre un millennio.  Scoperto nel 2017 a seguito di una ricerca condotta dal Parco Nazionale del Pollino in collaborazione con L'Università della Tuscia, è stato chiamato ITALUS in memoria del re di Enotria che governava questa regione a cavallo tra l'età del bronzo e quella del ferro. La rivista americana Ecology (Ecological Society of America) ne ha pubblicato i risultati nel 2018. E' alto più di 10 metri e con un diametro di 160 cm. Poco in confronto ad altri esemplari monumentali, ma la sua età supera di quasi 200 anni il record di Adone, un pino della stessa specie scoperto nel 2016 in Grecia. La scoperta dimostra che alcuni alberi sono in grado di vivere per secoli anche quando sottoposti a cambiamenti climatici estremi. L'antico pino sarebbe germogliato, ad esempio, in una fase particolarmente fredda del Medioevo e sarebbe poi cresciuto nel corso di anni molto più caldi e siccitosi. Italus è in grado di rigenerarsi, tanto che chi l'ha scoperto ha notato una sostanziale ricrescita negli ultimi anni, a conferma della genuinità e della purezza dell'ambiente in cui vive.

Sul Pollino, a cavallo tra Basilicata e Calabria, sono stati scoperti i faggi più antichi d'Europa, in una faggeta vetusta in località Pollinello, all'interno del Parco Nazionale del Pollino. A trovarle è stato il team di ricercatori dell'Università della Tuscia. E' stato utilizzato il metodo dendrocronologico, ossia basato sulla misurazione degli anelli di accrescimento, per ricostruire le storie di crescita degli alberi. Due degli alberi datati sono di oltre 620 anni.

 

 

 

Vette e Corsi d'acqua principali

 

 

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